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Lingua Milanese

I dialetti italiani

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13 Dicembre 2006 11:20  

Kimera
Numero di messaggi: 9
Il Lombardo Occidentale o Insubre è una Lingua Gallo-italica, ufficialmente riconosciuta come Lingua minoritaria europea fin dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa), censito dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela e presente ne “Ethnologue Languages of the World” che annualmente recensisce tutte le lingue parlate nel mondo.
Fa parte della famiglia gallo-romanza occidentale, parlata nell’Italia settentrionale in quella che anticamente fu chiamata Gallia Cisalpina.
Il Lombardo Occidentale è parlato nella provincia di Milano, di Lodi, di Como, di Varese, di Lecco, di Verbania, di Novara, nel Canton Ticino e in alcune valli del Canton Grigioni. Sono presenti parecchie varianti locali, a volte con differenza di pronuncia abbastanza marcate rispetto alla varietà centrale.

Le principali varianti del Lombardo Occidentale sono le seguenti:

milanese
bustocco e legnanese
brianzolo
comasco
vallassinese
laghée
lecchese
ossolano
ticinese
varesino
chiavennasco
valtellinese
novarese
lodigiano
pavese

Fra le grafie utilizzate, quella milanese classica usata dal Carlo Porta e perfezionata negli ultimi decenni dal Circolo Filologico Milanese, è la più rappresentativa da un punto di vista grammatico-letteraria. Altre grafie, che si basano principalemente su fonemi dell'italiano, sono la ticinese, la comasca, la bosina, la novarese e altre decine sparse per tutta l'Insubria.

Da “Ethnologue” si evince che il Lombardo è parlato, in Italia, da 8.830.855 persone, che arrivano a 9.133.855 assieme al Canton Ticino.
Le Lingue riconosciute come tali (e non come dialetti) hanno un codice identificativo di classificazione specifico.
Il codice per il Lombardo è ISO/DIS 639-3: 1mo.

Il Milanese (milanès) è la Lingua parlata tradizionalmente e ufficialmente a Milano e dintorni.
E' detto anche meneghino (meneghìn), dal nome della maschera milanese “Meneghìn”.
Il milanese è la varietà più importante per tradizione e letteratura del gruppo linguistico Lombardo Occidentale o Insubre.
Erroneamente si pensa che il Milanese sia, assieme ad altre Lingue, un dialetto italiano derivato dalla corruzione della lingua toscana; in realtà costituisce un’evoluzione dell’antica lingua Insubre e del latino parlato nelle terre del Nord Italia.
Ha avuto ed ha una nutrita letteratura che parte dal 1200 e vi sono diversi dizionari che comprendono anche antichi vocaboli: Cherubini, Vallardi, per citarne due fra i più importanti.
Inoltre esiste una recente traduzione dei Vangeli e dei Promessi Sposi, attuato dall’istituzione per antonomasia che è il Circolo Filologico Milanese.
 

13 Dicembre 2006 11:21  

Kimera
Numero di messaggi: 9
La pianura padana a nord del Po era abitata, prima dell’arrivo dei romani, da popolazioni discendenti dalla cultura di Golasecca, di stirpe celtica e autoctona che si sviluppò a partire dal X° sec. a.C. : gli Insubri.
Da recenti scoperte e studi, sono emerse alla luce numerose iscrizioni in alfabeto « leponzio » detto anche di Lugano, alfabeto che le popolazioni Insubri e Leponzie utilizzarono per scrivere nella loro lingua.
Purtroppo della loro parlata non è rimasto molto, tranne alcune radici che sono tutt’ora presenti nella nostra lingua milanese.
Queste radici, secondo quanto affermano alcuni glottologi, indicano senz’ombra di dubbio la loro appartenenza a queste antiche parlate pre-romane.

Il milanese è da considerarsi « lingua » e non « dialetto » in quanto non appartiene alla radice del dialetto toscano che ha dato origine all’italiano : è una lingua celtica, gallica, appartenente al gruppo delle lingue galliche cioè appartenente alla Gallia Cisalpina, antico nome che gli storici diedero all’odierno Nord Italia.

« ……Certo peraltro gli crederemo, se affermerà che la sua famiglia sia tra le più antiche della tribù. Cotesta famiglia è quella dei dialetti gallo-italici, costituitasi ' nell'ampio territorio dominato per un lungo periodo da popolazioni celtiche, e propriamente galliche… »

Pio Rajna
« Il Dialetto Milanese »
(Estratto dal volume "Milano" edito da G.Ottino, 1881)


« Per quanto riguarda l'eredità celtica, "il ruolo svolto dall’Italia è stato a lungo mal compreso e mal apprezzato. Da un lato dai difensori dell'eredità classica, che volevano vedere nella presenza celtica in Italia un'invasione di barbari incolti e, alla fine, fortunatamente respinta da Roma. Da un altro lato dai celtofili che consideravano questa presenza episodica e marginale, tanto meno significativa per il fatto che i Celti vi apparivano soltanto come una delle componenti di un insieme culturalmente ed etnicamente molto diversificato e mescolato ».
« Recenti ricerche archeologiche e linguistiche "hanno permesso di riconsiderare la questione e di disegnare un quadro che rivela il posto importantissimo occupato dal popolamento di origine celtica nell'Italia settentrionale, e il ruolo fondamentale che ebbero le intense relazioni tra i Celti d'Italia - a contatto con Etruschi e Greci - e i loro congeneri transalpini... »…..
« Alle vestigia archeologiche si aggiungono le scoperte di diversi testi - purtroppo brevi e poco vari - scritti dai Celti antichi nella loro lingua utilizzando diversi tipi di alfabeti di origine mediterranea. Questi testi, oltre a fornire materia per lo studio delle lingue celtiche antiche, costituiscono una prova irrefutabile dell'estensione delle popolazioni celtofone.
Il mondo dei Celti antichi, che gli autori greci e latini ci hanno descritto sotto una luce così sfavorevole, si rivela invece più ricco e meno semplice di quanto voleva la tradizione, che attribuiva loro, come merito principale, se non l'unico, quello di aver assimilato i benefici imposti da Roma ».
« Appare sempre più evidente che la perdita dell'indipendenza non ha significato uno sconvolgimento immediato e radicale della situazione preesistente: il sistema socioeconomico preromano continua infatti a funzionare senza subire modificazioni importanti, e i Romani stessi integrano e sviluppano numerosi elementi già esistenti - santuari, insediamenti, reti viarie, mercati, ecc. ».
« Gli aggettivi "gallo-romano" (riferito alla Gallia cisalpina e transalpina), "celto-romano" (per le regioni danubiane), o "romano-britannico" esprimono la doppia filiazione di queste facies provinciali e il ruolo che svolse il sostrato celtico nella loro formazione ».

(In Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi « I Celti in Italia » , Mondadori, Milano 1999, 2000, pagg. 12-14).


Per quanti affermano che il milanese è esclusivamente una lingua latina, si fa osservare che Milano ha visto avvicendarsi diverse popolazioni lungo un arco temporale lunghissimo che parte dalla sua fondazione (VII° sec. a.C .) sino ai giorni nostri e che ne hanno influenzato inevitabilmente la lingua.
Le popolazioni insubri autoctone avevano conosciuto la lingua latina solo con l’arrivo dei romani (III° - a.C.) e non prima, quindi è piuttosto azzardato pensare di poter classificare l’origine del milanese e di altre parlate lombarde come lingue neo-latine.
Abbiamo parole di chiara origine latina, gotica, longobarda, francese, spagnola, austriaca, ma non bisogna cadere nell'errore, di credere che la lingua si sia creata, sia nata, grazie ad insediamenti d’altre popolazioni, come quella romana, perché il milanese possedeva già prima di queste una propria struttura sintattica, e la somiglianza ad alcune lingue nord europee è perché derivano dallo stesso ceppo celtico.
Se alcuni vocaboli sono identici a parole francesi o tedesche, lo si deve al fatto che entrarono a far parte della lingua esattamente come oggi, sono entrati ad esempio molti vocaboli inglesi nella lingua italiana.
Il milanese è stata riconosciuta come lingua minoritaria dall'Unione Europea e come lingua gallica a tutti gli effetti.
E’ una lingua in quanto ha una struttura grammaticale, un ricchissimo vocabolario, ben più corposo dell’italiano, e una letteratura che nulla ha da invidiare a quella italiana : basti ricordare i 6 volumi del vocabolario milanese del Cherubini, e i testi in lingua milanese, letterari, storici, poetici e teatrali, a partire da Bonvesin de la Riva, del XIII° sec. d.C., Carlo Maria Maggi, Delio Tessa, passando per il Porta per arrivare ai poeti contemporanei.
Ce ne parlano ampiamente nei loro scritti, il professor Claudio Beretta e l’ingegner Cesare Comoletti, per la lingua e letteratura milanese; Giorgio Caprotti, per la cultura e il folklore, ed il professor Gianluigi Crola, esperto di cultura meneghina.
 
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